Conferenza stampa AVIS Provinciale Sassari: così “Un Dono a chi Dona” rafforza la prevenzione.
Oltre 3.200 screening, più di 1.600 patologie individuate: così “Un Dono a chi Dona” rafforza la prevenzione.
Il bilancio del progetto è stato presentato nel corso della conferenza stampa, con la testimonianza del presidente provinciale dell’Avis Provinciale Antonio Dettori.
Si è conclusa con numeri importanti e risultati concreti la quarta edizione del progetto “Un Dono a chi Dona”, promosso da Avis Provinciale di Sassari in collaborazione con Sardegna for You e con il sostegno della Fondazione di Sardegna. Il bilancio dell’iniziativa è stato presentato nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina.
Un progetto che, anche nel 2025/2026, ha confermato il proprio valore strategico nella promozione della prevenzione sanitaria e nella tutela della salute, coinvolgendo le 36 sedi comunali Avis della provincia e raggiungendo centinaia di cittadini e donatori di sangue.
Nel complesso, sono stati realizzati 3.208 screening sanitari, di cui 1.512 gratuiti riservati ai donatori Avis, grazie al contributo di specialisti e a un’organizzazione capillare sul territorio.
Come evidenziato dal presidente dell’Avis Provinciale, Antonio Dettori, e dai fondatori di Sardegna for You, Romina Carta e Andrea Tavernise, il progetto ha offerto un ampio ventaglio di esami, tra cui screening tiroidei, cardiologici, dermatologici, pneumologici e urologici, consentendo di individuare numerose situazioni che necessitano di approfondimento. Complessivamente, su 3.208 visite effettuate, 1.645 hanno evidenziato la presenza di patologie o condizioni da monitorare, a conferma dell’importanza di iniziative di prevenzione diffuse e accessibili.
L’iniziativa si inserisce in un contesto sanitario regionale che evidenzia ancora criticità rilevanti: in Sardegna si registrano, tra gli altri dati, oltre 220.000 persone affette da patologie tiroidee, circa 350.000 casi di ipertensione e più di 300.000 soggetti con ipercolesterolemia, mentre una parte significativa della popolazione non effettua controlli periodici. Numeri che rendono ancora più evidente il ruolo fondamentale della prevenzione.
Accanto all’attività clinica, il progetto ha sviluppato anche un articolato piano di comunicazione e sensibilizzazione, con incontri informativi nelle scuole, campagne digitali e strumenti innovativi per la prenotazione online degli screening, che hanno consentito di ottimizzare i tempi e ampliare la partecipazione. Le sessioni di screening hanno registrato il tutto esaurito, segno di una crescente attenzione dei cittadini verso la propria salute.
“Vogliamo tutelare i nostri donatori, così generosi, che con il loro impegno rappresentano il cuore della nostra comunità. È fondamentale per tutti i sardi che le istituzioni ci ascoltino e sostengano concretamente le nostre attività. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno dei giovani per garantire un ricambio generazionale solido”, ha detto il presidente dell’Avis Regionale, Vincenzo Dore, presente alla conferenza.
A rendere ancora più concreto il valore dell’iniziativa sono state le testimonianze raccolte nel corso della conferenza stampa, tre storie diverse, ma accomunate dall’importanza della prevenzione. Tra queste quella del presidente dell’Avis comunale di Nulvi, Sergio Ruiu, operato per un tumore al polmone, quella di un giovane di Sennori, Alberto Fazzi sottoposto a intervento per calcoli alla vescica e, infine, quella di Antonio Dettori, presidente dell’Avis Provinciale di Sassari, recentemente operato, che ha voluto condividere in prima persona la propria esperienza.
“Il corpo è una macchina complessa, ma a volte è un narratore troppo discreto. Per anni – ha spiegato il presidente - la mia tiroide è stata solo un appunto sull’agenda, un appuntamento fisso con lo screening perché ‘multinodulare’. Era una routine fatta di gel freddo sull'ecografo, sguardi attenti ai monitor e rassicurazioni: ‘Esami del sangue perfetti’. Mi sentivo bene, non avevo stanchezza, non avevo dolori. Eppure, sotto quella superficie di assoluta normalità, qualcosa stava cambiando forma”.
“Tutto è iniziato con un’osservazione diversa durante l'ultimo controllo – ha continuato Antonio Dettori -. L’endocrinologa si è soffermata su un dettaglio, una sagoma anomala che non seguiva le regole degli altri noduli. È lì che la prevenzione ha cambiato marcia, passando dal monitoraggio all'indagine. Il primo agoaspirato è stato un ‘forse’, un esito dubbio che sospende il fiato. Il secondo, invece, non ha lasciato spazio a interpretazioni: TIR 5. Carcinoma maligno. Quelle due parole hanno un suono pesante, metallico. Sembrano impossibili da conciliare con la persona che vedi allo specchio ogni mattina, una persona che non ha neanche un sintomo. La prospettiva iniziale era drastica: asportazione totale della ghiandola”.
Il presidente dell’Avis Provinciale di Sassari ha spiegato di essersi affidato “a chi della tiroide ha fatto una missione, l'Ospedale Cisanello di Pisa, centro di riferimento nazionale. A soli venti giorni dalla visita, ero in sala operatoria. Ma la sorpresa è arrivata al risveglio: i chirurghi erano riusciti a salvare metà della mia ghiandola. Non una tiroidectomia totale, ma una lobectomia. Un atto di chirurgia conservativa che cambia radicalmente la qualità del post-operatorio”.
“L’esame istologico ha messo il sigillo finale alla vicenda: carcinoma papillare di un centimetro, sottotipo classico. Era lì, annidato nel lobo rimosso, ‘infiltrante focalmente’. Piccolo, ma presente. Oggi guardo a questa cicatrice non come a un segno di malattia, ma come al simbolo di un successo. Mi ha insegnato che la salute non è sempre il contrario del dolore; a volte la salute è la capacità di intercettare il silenzio prima che diventi rumore. Non avevo avvisaglie, non avevo esami alterati, ma avevo la prevenzione dalla mia parte. E, alla fine, è stata quella a scrivere il lieto fine. Spesso pensiamo che il corpo ci avvisi quando qualcosa non va. La mia storia insegna che, a volte, siamo noi a dover andare a cercare le risposte, prima ancora che lui inizi a fare domande", ha concluso.